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Sotto il caos, la vita – Galerie Mansard – Parigi – 14 ottobre – 2021

 

 

Sotto il caos, la vita

 

Tenere per 8 secondi sott’acqua, risalire, immergersi di nuovo. Lo ripetiamo il più spesso possibile… La macchina fotografica, attaccata a una macchina volante azionata da un’elica, scatta foto a intervalli di 5 secondi.

Quindi abbiamo dovuto mantenere almeno quel tempo, più il tempo di immersione, tutto sincronizzato tra di noi. Impegnativo!

Eravamo in cinque quel giorno: Aimée, Benoît, Diego, Katalina e Yoan.

Era la fine dell’estate, un mese prima della grande apertura Sotto il caos, la vita alla galleria Mansart di Parigi.

Se ricevi questo testo prima della mostra, salva la data (!):

 

14 ottobre 2021 – 18:00 5 rue Payenne, 75004 Parigi.

 

Se questo testo vi arriverà tra qualche decennio, lo leggerete sicuramente con uno sguardo divertito o disilluso, trovando inefficaci i tentativi delle pratiche culturali di parlare e adattarsi al collasso previsto. Costruire immagini in un mondo che crolla, un processo generoso di contraddizioni e paradossi, può sembrare un po’ ingenuo. Fondamentalmente, e forse lo sappiamo già, uno degli attuali motori dell’Antropocene sono le immagini e i loro Pectabyte immagazzinati nelle nostre nuvole digitali.

La mostra è stata iniziata da Benoît Barbagli. Ha invitato Aimée Fleury, che ha co-firmato alcune delle opere e ha abilmente creato una scenografia spettacolare, in particolare nella sala inferiore, che assomiglia a una cava sottomarina.

Niente sarebbe stato possibile senza tutti gli altri, che nomineremo man mano. Perché anche se la mostra si presenta come una monografia, era impossibile pensare a “Sotto il caos, la vita” in qualsiasi altro modo se non collettivamente. Sostenuto, influenzato, contestato da tutti i pensieri e le azioni degli artisti e degli amici che ci circondano.

A Saint-Cassien eravamo lontani da Parigi. Le istruzioni erano abbastanza semplici: nuotare in cerchio, sott’acqua e nudi. Un metro sotto la superficie, sott’acqua, siamo stati in grado di vedere in anteprima questa foto nel WhiteCube? Immersi nell’acqua, le questioni ecologiche sembravano molto lontane eppure… Avevamo bisogno di aria. La performance in loop trasforma la nostra giornata in una sorta di rituale subacqueo. Perché cinque? Perché in un cerchio? Perché noi, perché nudi?

Succede qualcosa quando siamo insieme sott’acqua, tra di noi, con il lago, con te. Brevemente, sospeso nel liquido preamniotico: un’epifania, un effetto relativistico, un Déjà-Vu, un bug temporale? L’acqua tutt’intorno ci collega alla vita. Un legame di uguaglianza con la natura, non spiegabile ma perfettamente tangibile.

Tutto questo registrato nelle viscere digitali del nemico: il drone. È solo collettivamente, da pari a pari, che possiamo affrontare la natura. Né il liberalismo verde né l’individualismo romantico postmoderno hanno le chiavi per una tale transizione.

Questa non è stata l’unica foto di quel giorno, dopo una meritata pausa avevamo in modo altrettanto incongruo spostato le pietre dalle rive sommerse del lago, un supporto a Sisifo insomma, ci ha detto Aimée Fleury. La fotografia non è la fine, ma il pretesto della giornata, permette a questa situazione di esistere. I corpi nudi sono anche desessualizzati, sono liberati in qualche misura dal patriarca normalizzante. Come il drone, il dispositivo vola, e viene passato di mano in mano, la firma viene dimenticata nel momento. All’incrocio tra lo spirituale e il politico, l’estetica crea un’etica delle nostre percezioni. Con questi corpi nudi, nonostante Instagram e il suo BoobsFinder che, incorporando la disuguaglianza di genere digitale, normalizza insidiosamente i nostri comportamenti e i nostri corpi ben oltre la sua rete.

Due mesi nel parabrezza, 35° all’ombra, era nell’aria di Saint-Michel, che manifestavamo nello spazio naturale, armati di striscioni. Uno di loro, ha affermato a gran voce al cielo e a tutti quelli che stanno al di là, Sotto il caos, la vita. Perché, sotto il dramma dell’antropocene, dell’immagine estetica, la vita riemerge sempre.

Ci sono molte storie da raccontare su questo giorno e su ognuno degli altri che compongono le foto di questa mostra. Sebbene questo testo sia un’introduzione alla mostra, non è un riassunto della stessa. Solo sul posto potrete scoprire il resto dell’epopea Sotto il caos, la vita. come le Structures raisonnées e i loro Aménagements sensibles, sui nostri tentativi di addormentarci sott’acqua, o sulla favolosa storia della contemporaneissima Carrée Blanc sur fond blanc.

Non possiamo terminare questo testo senza ringraziare i toaders che ci hanno accompagnato e che, loro malgrado, si sono trovati a sostenere la causa attraverso la fotografia:

Aimée, Armand, Benoit, Camille, Cecile, Celia, Diego, Egles, Evan, Gabriel, Maria, Marie, Mouna, Lea, Katalina, Yoan.

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Fotografia della mostra

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Selezione delle opere

Sous le chaos, la vie ,  2021
Born from earth, 2020
Révolution Naturelle
Le grand Nord
Exoview, 2020
Le grand Nord
Rituel subaquatique
Sisyphe collectif
Sous le chaos, la vie , 2021
Born from earth, 2020
Révolution Naturelle, 2020
Le grand Nord 1
Exoview, 2020
Le grand Nord
Rituel subaquatique
Sisyphe collectif
Révolution amoureuse, 2021
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Video Exoview

Testo di presentazione di Pulchérie Galmer

Sotto il caos, la vita

Lo studio di Benoît Barbagli è vasto. Oceano, fiume e montagna sono i suoi spazi performativi. L’arte sorge lì, un’emergenza vitale all’interno del collettivo. Le sue proposte plurali e multimedie si schiudono in gesti itineranti. L’arte si muove nella natura.

Nei suoi dispositivi peripatetici, il percorso ha un senso, la nudità è candida e l’opera si manifesta a scatti. Le configurazioni sono molteplici, i rituali vari e, spesso, la spedizione che porta all’esperienza artistica è fatta con artisti visivi. La sua macchina fotografica è descritta come “volante”. Si passa di mano in mano e la firma è spesso condivisa o collettiva, come qui con Aimée Fleury che co-firma la scenografia. La invitò ad esporre alcune delle sue opere alla galleria Mansart.

Benoît Barbagli esplora i confini. Attinge dal substrato della creazione alla ricerca delle sue germinazioni da un nutrimento condiviso. La Montagna crea tanto quanto il mare, quanto l’artista amico, per la sua presenza, per il suo movimento, per il principio della vita, essenzialmente casuale, che lo muove. L’arte cattura momenti del Vivere che si manifesta sempre dove meno ce lo aspettiamo, in sequenze inaudite che a volte fatichiamo a catturare nei loro dispiegamenti. Con umorismo, leggerezza, forza e delicatezza, Barbagli ci invita a cogliere gli attimi e ci incoraggia a considerarli nella loro effimera bellezza. Un inno alla vitalità.

I quattro elementi sono ricorrenti. Animano e strutturano la serie dell’artista in esplosioni eraclitee. Fuoco, acqua, aria, terra. L’universo di Benoît Barbagli è poetico, polisemico, modesto, divertente. Gli piace “deviare i riferimenti dalla cultura alla natura”. Qual è il lavoro? Il progetto ? Le sue manifestazioni? Orchestra incontri, si crea una comunità attorno al progetto e lo spazio creativo diventa allora un gioioso pretesto per la vita.

Per rendere omaggio al vivente, per restituirgli il posto, l’artista svanisce, mette in scena, mette in scena e tuttavia svanisce con grande eleganza, l’io si dissolve nell’interconnesso, l’Io è un altro. Benoît Barbagli è romanticismo inverso. Il suo ritorno alla natura avviene in un ambiente pacifico dove l’egoismo è annientato, dove la lode è spogliata dello sfarzo, dove l’arte emerge nella sua espressione più semplice.

Nel Mar Mediterraneo in inverno, una mano tende un bouquet nell’acqua gelida, anche il mare fertile ultimamente è micidiale. Eros e Thanatos si uniscono, ardore amoroso e omaggio funebre sono due facce dello stesso specchio. In un tentativo di amore alla luce delle torce, un corpo nudo si getta da un dirupo, tomba del tuffatore o passione inestinguibile? Il momento è sospeso, uno spazio irrisolto soggetto alle proiezioni dello spettatore. Grazia, caduta e rimbalzo – o meno, fanno parte dell’intera faccenda. I corpi portano un sasso sotto la superficie travagliata di un lago, l’emergere di una nuova Atlantide o la prospettiva di Sisifo di un’inevitabile frana dopo l’ennesimo tentativo? L’artista ei suoi accoliti portano la loro pietra nell’edificio visivo.

Benoît Barbagli è lo sherpa della montagna, vi trasporta i suoi quadri perché quest’ultimo possa creare. Rimuove la musealizzazione del corpo della donna restituendolo alla terra. Raccoglie la scintilla che accende il raggio. Cammina sull’Antropocene interrogando le stelle, nate dal caos.

 

Presentazione di Pulchérie Galmer

Emosofia – Open Bach – 2018

Benoît Barbagli e Bertrand Lanthiez

a cura di Caterina Zevola

OpenBach, Parigi, 2018

 

 

Emosophie, il primo capitolo del progetto sperimentale IT’S A MATCH!, è la storia di due eroi romantici moderni, due viaggiatori solitari, una coppia che condivide un’emergenza, una necessità. Ma è soprattutto la storia di un incontro tra due anime affini, tra due poetiche artistiche che hanno percorso, senza saperlo, le stesse strade intellettuali.

Benoît e Bertrand, a diverse latitudini e paralleli, sentono il bisogno di ristabilire un contatto emotivo con la Natura che li chiama. Senza un itinerario prestabilito, si avviano verso territori caratterizzati dall’assenza di figure umane e animali, alla ricerca soprattutto di un’eco delle loro anime.

Il mito del genio solitario si reinventa. Entrambi si allontanano dai mondi civilizzati conosciuti per avvicinarsi a terre desolate dove la Natura è cruda, vegetazione rara che si manifesta nelle sue dimensioni più severe e grandiose.

La loro bussola obbedisce alle vibrazioni di Madre Terra; contatto diretto e simbiotico che usano come se fossero moderni rabdomanti. Sorgono in attesa dei suoi movimenti, dei suoi fenomeni atmosferici e fisici cercando così, prima ancora di essere spirituali, una fusione dei sensi e dell’anima con le forze della vita in piena adesione corporea.

I due artisti si immergono nella Natura, contemplano il mondo naturale come un poeta, con un desiderio di estasi di panico, fino a sentire in bocca il sapore del Mondo. Come due erranti assetati, Benoît e Bertrand risvegliano in noi il senso del sublime della Natura e ci invitano a rallentare la velocità dettata dalla nostra modernità per reimparare quella della Terra, per raggiungere la rigenerazione, la catarsi.

Emosophie è un racconto in duetto, un brano a due voci, costruito da meditazioni e aspettative, dove la realtà dell’ambiente naturale viene interpretata per la sua capacità di suscitare emozioni. Emosophie è la storia di una doppia odissea in movimento.

I lavori qui presentati non hanno limiti. I due artisti diventano così portatori di favole contemporanee che celebrano l’interiorità umana.

Benedetto inscrive nelle pagine del suo racconto un corpo di tratti androgini, quasi un efebo greco, ma questo non è un corpo specifico. L’uomo qui presentato ha una natura qualitativa: rappresenta un’umanità. Benoît ci racconta una possibile storia dei corpi. In tensione sessuale, le sue figure sono in volo verso Madre Terra. È dunque con fervore romantico che sale sulle vette dei monti, che si butta nel vuoto per sprofondare nell’abisso, che abbraccia le rocce. Con, ancora in mano, un mazzo di fiori offerto a questo amante perduto. Come un bambino prodigio che torna a casa.

Bertrand, intanto, fa un ulteriore passo avanti. Nel suo lavoro, non ci sono più evidenti punti di riferimento naturali. Non restano che le emozioni liquide, sfuggenti, impalpabili che l’artista ha raccolto meticolosamente nel corso della sua carriera.

Il risultato è un’esperienza immersiva e sensibile di sinestesia, un nuovo paesaggio sonoro e visivo, sia naturale che artificiale, in cui l’umano e il non umano si intrecciano, nel suo lavoro “il nulla è mai stato così sicuro”.

Questo scambio dialettico, avviato da Benoît e Bertrand, diventa la narrazione simultanea del romanticismo. Il risultato di questo incontro sfocia in un dialogo dicotomico sottolineato in seguito dalla scenografia che si articola in due parti: un cubo bianco e uno nero.

Emosophie presenta così due antologie, i diari artistici di due ferventi “Romantic Supporters”, per i quali la temporalità è immaginaria e sospesa tra un passato lontano e un futuro prossimo.

Emosophie è un omaggio alle emozioni che si traduce in un sincretismo sensoriale in cui corrispondono due poteri e attrazioni poetiche.